I "Viol d'i Reire", sentieri degli avi di Casteldelfino
Casteldelfino è un po' la nobile decaduta dell'alta Val Varaita: fino al 1713 infatti è stata il capoluogo della castellata (la Chastelado) quando questi territori (oltre Casteldelfino anche Bellino e Pontechianale) dovettero lasciare la Repubblica degli Escartons per aggiungersi ai domini dei Savoia.
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Di quel prosperoso passato fatto di commerci e di transiti restano tracce lungo la Via Reale che attraversa tutto il paese: fontane, case, la chiesa parrocchiale. Quasi di fronte la confluenza dei due rami del Varaita è il castello delfinale distrutto sul finire del ‘600. Signore incontrastato di questo tratto di valle è il Monviso, la cui presenza però è oltremodo discreta: per poterne scorgere la cima bisogna sporgersi verso Bellino oppure dirigersi decisamente al Colle di Sampeyre da dove si svela in tutta la sua grandiosità. A monte dell'abitato troviamo invece il bosco dell'Alevè, uno dei più grandi boschi in purezza di pino cembro delle Alpi, inserito come sito di interesse comunitario nel contesto del Parco del Po cuneese. Finanziato dal comune e coordinato dal Comitato dei Te Nou è nato il progetto Viol d'Reire, una serie di percorsi di grande interesse naturalistico e culturale che si snodano tra le svariate borgate che costituiscono il comune.
La Via dei forni è uno di questi percorsi ed è praticabile svolgendosi a bassa quota per buona parte dell'anno. Presenta la caratteristica di toccare la maggior parte delle borgate dove sono ancora presenti gli antichi forni comunitari, forni talvolta doppi. Punto di partenza della passeggiata può essere Torrette (1.179 m) la più orientale e la più bassa delle borgate in prossimità del confine (una frazione di Sampeyre si chiama proprio così) tra Delfinato e Marchesato di Saluzzo. Si attraversa l'intero villaggio (a destra il B&B La Toureto - tel. 340 5541702 può costituire un punto di appoggio) e sulla piazzetta quasi fronte alla fontana troviamo il primo dei forni, peraltro restaurato di recente. Si continua quindi in discesa tra le case lasciando a sinistra i sentieri medioevali che portano a Te Nou.
Dopo un tratto di asfalto al ponte di Caldane ci si tiene a sinistra per costeggiare per un lungo tratto il torrente. È questo uno dei tratti più piacevoli e rilassanti della passeggiata, tra una flora stupenda, i boschi e lo scrosciare dell'acqua cristallina del vicino Varaita. Si trascura un ponte sulla destra (il ponte Nuovo) e poco oltre si previene a un bivio: una breve digressione conduce a Pusterle, poi ritornati sui nostri passi si passa il Varaita di Bellino per ritrovare l'asfalto. A sinistra la chiesa di S. Eusebio, una delle più antiche della valle, è ciò che resta del borgo distrutto nel 1391 da un'alluvione. Più in alto, raggiungibile mediante un breve sentiero, sono i ruderi del castello delfinale oggetto di un intervento di valorizzazione e riscoperta. Se non si è partiti troppo di buon ora si giunge così nel capoluogo comunale sul far del mezzogiorno.
Resta tutto il tempo per un'accurata visita del paese che si snoda ai lati del "chemin royal". Oltre a S. Margherita, sono da vedere il forno, la fontana cinquecentesca che sgorga da uno strano animale, forse un rospo, la Casa Ronchail. Troviamo pure, ma non sempre è aperto il Centro visite del Bosco dell'Alevè. In alternativa al frugale pasto al sacco, ci si può far tentare dal paio di agriturismi (il Semitun (tel. 0175 956002) o il Mulino delle Fucine (tel. 0175 95242) dove tra le altre cose si possono assaggiare le "ravioles" della Val Varaita condite con burro fuso e formaggio grattugiato. Si prosegue quindi sulla strada per Chianale lasciandola alla prima curva. Il sentiero sale ad attraversare il torrente poi ritorna in sin.or. e guadagna Rabioux.
Si continua adesso alla volta di Bertines (resti di mulini nella valletta) e di Serre (il punto più elevato) da cui trascurando la carrozzabile si scende ripidamente a Caldane. La via taglia il tornante della strada tocca la provinciale e raggiunge finalmente il ponte di Caldane dove si chiude l'anello. In tutto, escluso le soste, sono 3 ore di cammino.
L'associazione "Te Nou" con i suoi accompagnatori naturalistici (tel. 0175 95208 – 0175 230060, sito www.occitania-torrette.it , Email
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) organizzano periodicamente delle uscite su questo e sugli altri sentieri (realizzando veri e propri pacchetti su misura dei clienti): si tratta di interessanti occasioni per approfondire la conoscenza con questo straordinario territorio ricco di storia e tradizioni
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